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Appalto di servizi e la somministrazione di manodopera

Appalto di servizio o somministrazione di manodopera?

Nel corso degli anni, molto spesso ci siamo imbattuti in vere e proprie somministrazioni di manodopera "camuffati" da un normale appalto di servizio. Vediamo le differenze ed i rischi che si corrono nell'uso improprio di tali contratti.

Recentemente è stata pubblicata un’importante sentenza della Cassazione relativa ad un caso di infortunio in una di queste situazioni dove il confine fra le due condizioni non risulta ben definito.

Nei primi gradi di giudizio era infatti stato condannato sia il legale rappresentante dell’azienda committente che il preposto della cooperativa in subappalto, nonché l’azienda appaltatrice alla per illecito amministrativo.

L'infortunio

Un lavoratore della cooperativa era incorso in un infortunio sul lavoro durante dei lavori di pulizia ad un nastro trasportatore, effettuato a nastro in movimento e non protetto da elementi di protezione.

In particolare, l'operatore abbassandosi sotto il nastro trasportatore, urtava con il capo uno dei rulli di azionamento. Istintivamente portava le braccia a protezione della testa e così il braccio destro rimaneva agganciato e veniva trascinato.

Il legale rappresentante dell’azienda committente veniva chiamato a rispondere di reato penale in qualità di datore di lavoro di fatto del lavoratore.

La situazione riscontrata dagli enti al momento dell'infortunio era il seguente : l'azienda committente aveva affidato in appalto ad un’impresa la selezione dei rifiuti per la raccolta differenziata. L'appalto a sua volta era stato subappaltato, d'intesa con l’azienda committente, ad una società cooperativa consociata dalla quale formalmente dipendeva il lavoratore infortunato.

Per i giudici, la posizione del lavoratore infortunato era, quella di dipendente di fatto dell’azienda committente, con conseguente assunzione della posizione di garanzia di “datore di lavoro di fatto”, da parte del legale rappresentante dell’azienda committente. 

 

Per il preposto della cooperativa in subappalto, l’addebito riguardava l’aver fornito disposizioni all’infortunato, di effettuare le pulizie in corso di esecuzione al momento dell'incidente.

Essendo inoltre l'infortunio accaduto eseguendo la pulizia a nastri in movimento, quindi con vantaggio economico dell'impresa, veniva anche addebitato un illecito amministrativo all'azienda. 

La Corte d’appello di Milano, conferma la sentenza di primo grado, escludendo anche la natura abnorme del comportamento della vittima.

Il ricorso in Cassazione

Il datore di lavoro dell’azienda committente motivava il suo ricorso indicando che l’impresa appaltatrice operava in totale autonomia organizzativa e decisionale.

In assenza di alcun rapporto tra l’azienda committente e la cooperativa subappaltatrice in quanto questa si atteneva alle direttive fornite dall’impresa appaltatrice.

 Inoltre nel ricorso si denuncia che le prestazioni della cooperativa dell’infortunato erano quelle di una vera e propria impresa subappaltatrice e non quelle di una somministrazione di lavoro in favore dell’azienda committente.

 

Il ricorso della società committente, invece, era centrato sul confutare il ruolo datoriale di fatto attribuito alla stessa nei confronti dell’infortunato con le motivazioni evidenziate nel ricorso del datore di lavoro.

 

La Cassazione, esaminati i ricorsi presentati li ha respinti valutandoli come inammissibili con le seguenti ragioni:

  • era stato correttamente valutato che la manodopera fornita dalla cooperativa subappaltatrice fosse eterodiretta dal personale dell’azienda committente e non poteva considerarsi come impresa subappaltatrice in esclusivo rapporto con l'impresa appaltatrice;
  • emerge palesemente dalle testimonianze che i lavoratori della cooperativa subappaltatrice ricevevano disposizioni di lavoro dai capiturno dell’azienda committente tramite i propri “capioperai” o che l'accesso all'area sottostante l'impianto, dove era avvenuto l’infortunio, poteva essere consentito solo dal capoturno dell’azienda committente, unico depositario delle chiavi per l’accesso.
  • la cooperativa subappaltatrice, erogava in realtà una vera e propria somministrazione di manodopera direttamente in favore dell’azienda committente, così creando una situazione di fatto assimilabile a quella del rapporto di dipendenza organica dei lavoratori della cooperativa subappaltatrice dall’azienda committente, dal cui personale essi prendevano ordini;

Pertanto il datore di lavoro dell’azienda committente aveva assunto la qualità di datore di lavoro di fatto e, dunque, a norma dell'art. 299, D.Lgs.81/2008 "esercizio dei poteri di fatto".

 La Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile anche il ricorso del preposto della cooperativa subappaltatrice. Le testimonianze rese dagli operatori infatti dichiarano di avere ricevuto l'ordine di effettuare la pulizia dal preposto tramite suo altro collega incaricato di veicolare gli ordini dell’azienda committente ai lavoratori dell’impresa subappaltatrice. 

Pertanto, a seguito degli indirizzi forniti dai giudizi di Cassazione occorre prestare attenzione riguardo a situazioni di affidamento di servizi ad imprese terze, nelle quali la catena di comando non risulta assolutamente distinta fra impresa committente ed appaltatore. In questi casi infatti oltre ad un illecito amministrativo per illecita somministrazione di lavoro, si avrebbero anche responsabilità direttamente per l'impresa committente in qualità di "reale" datrice di lavoro anche verso i lavoratori dell'appaltatore.

[Lorenzo Fé]