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Green pass guida operativa per le aziende

green pass

Si fa un gran parlare nelle ultime settimane del Green Pass, documento rilasciato nei modi previsti del d.p.c.m. 17 Giugno 2021, che progressivamente sta trovando in tutta Europa un’applicazione sempre più estensiva anche favorita dal progressivo aumento dei contagi ad opera della variante Delta che non è la prima e non sarà certamente l’ultima. Il presente articolo vuole essere una guida operativa per le aziende.

 

Ottenimento del Green Pass

L’ottenimento del Green Pass può avvenire tramite piattaforma del governo , sul fascicolo sanitario regionale, App IO, o tramite il supporto dei medici di medicina generale.

Il rilascio del green pass avviene a seguito dell’effettuazione del vaccino (valido a partire da 15 giorni dopo la prima dose e per 9 mesi dalla seconda dose), dopo la guarigione dal SARS COV2 (valido per 6 mesi dal fine isolamento) oppure a fronte di test molecolare/antigenico negativo (valido per le successive 48 ore).

Green Pass dal 06 Agosto 2021

In base al D.L. 23 Luglio 2021 si rende necessario l’esibizione del Green Pass per l’accesso a determinate attività ed esercizi. Si avranno non pochi problemi pratici nelle modalità di effettuazione dei controlli sul possesso del Green Pass, ed ad avviso dello scrivente, una voragine applicative dove i dipendenti degli stessi esercizi potranno essere in servizio anche senza il suddetto pass.

Per iniziare è necessario sapere che il datore di lavoro rischia una sanzione fino a 10 milioni di euro se non conferisce un incarico formale a colui che avrà il compito di verificare il possesso della certificazione verde Covid-19. È quanto discende da una interpretazione sistematica dell’art. 13 del DPCM 17 giugno 2021 in combinato disposto con l’articolo 29 del Regolamento Ue 2016/679 (Gdpr). Si tratta di un adempimento documentale da accompagnare con una illustrazione delle operazioni da effettuare. La verifica dovrà avvenire attraverso QR Code esibito e esclusivamente tramite la APP “VERIFICAC19”.

Come già detto se l’attività non è svolta dal titolare occorre formale nomina scritta di un suo delegato con attività di formazione pratica sulla modalità di esecuzione della verifica. Non previsto alcun trattamento ai fini privacy.

Intanto mettiamo subito i puntini sulle “i” elencando le attività l’accesso alle quali prevede l’esibizione del green pass: ristorazione al chiuso, spettacoli all’aperto ed eventi sportivi, musei, piscine, palestre, centri benessere, sagre, fiere, centri ricreativi con esclusione dei centri educativi per l’infanzia/centri estivi, sale da gioco, concorsi pubblici.

Sono esentati i bambini al di sotto dei 6 anni.

Il dibattito sul Green Pass

Dopo aver sancito, al comma 1, che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti, l’art. 32 Cost. stabilisce nel comma 2 che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, non potendo la legge in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Questo elemento pone di fatto un diritto bidirezionale, impedendo di fatto a chiunque di porre un obbligo di vaccinazione, in assenza di una disposizione normativa di carattere cogente.

Ma siamo davvero sicuri che l’obbligo non possa già sussistere in virtù dei riferimenti normativi generali? La norma di riferimento è l’art.2087 del codice civile, il quale obbliga (attenzione: «obbliga») l’imprenditore, pubblico o privato, ad adottare «le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro». Alla base, dunque, c’è il preciso dovere per il datore di lavoro di tutelare la salute dei propri lavoratori. La questione ad avviso dello scrivente è se sia prevalente l’obbligo in capo al datore di lavoro secondo l’art.2087 oppure un diritto costituzionale sancito dall’art.32.

La sentenza del Giudice di Terni del 02 agosto 2021

Sospesa dal lavoro e dallo stipendio perché si rifiuta di vaccinarsi contro il Covid, fa ricorso contro il provvedimento al giudice del lavoro che glielo respinge giudicando la misura «adeguata e proporzionata». La vicenda è accaduta a Terni e vede protagonista un’operatrice socio sanitaria. A febbraio aveva negato il consenso informato alla somministrazione del vaccino, dicendosi contraria ad un trattamento sanitario ancora di natura sperimentale, senza prima conoscerne effetti e possibili controindicazioni.

A seguito di questa decisione il medico del lavoro ha espresso un giudizio di inidoneità della lavoratrice, a cui ha fatto seguito a marzo la conseguente sospensione del datore di lavoro per 24 mesi, provvedimento contro il quale la donna ha presentato un primo ricorso alla Usl competente che ha confermato l’inidoneità della operatrice, limitando però il termine della sospensione al 31 dicembre 2021. La donna ha quindi impugnato in via cautelare il provvedimento di sospensione davanti al giudice del lavoro, chiedendo il reintegro immediato alle sue mansioni.

Il giudice ha però confermato la legittimità del provvedimento assunto – affermando che il dipendente deve «osservare – si legge nell’ordinanza – precisi doveri di cura e sicurezza per la tutela dell’integrità psico-fisica propria e di tutti i soggetti terzi con cui entra in contatto». E’ «imposto» inoltre al lavoratore «l’obbligo di prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni od omissioni» nonché quello «di osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro». Sempre per il giudice è quindi da «ritenere prevalente, sulla libertà di chi non intenda sottoporsi a vaccinazione contro il Covid-19, il diritto alla salute dei soggetti fragili che entrano in contatto con gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario, in quanto bisognosi di cure, e, più in generale, il diritto alla salute della collettività».

Cosa può cambiare?

Risponderei subito molto. Una sentenza di questa portata non è da sottovalutare. Sì, ok stiamo parlando dell’ambito sanitario nel quale DL 44/2021 pone un obbligo vaccinale, ma attenzione che la pronuncia del giudice non parla di ambito sanitaria ma bensì di una più ampia portata per il quale è da ritenersi prevalente il diritto alla salute della collettività rispetto alla libertà personale di sottoporsi a vaccinazione. Una cosa è sicura, la linea che il  governo sceglierà di tenere riscriverà i libri di giurisprudenza e probabilmente anche in parte il D.lgs 81/08 al capitolo misure di prevenzione e protezione.

Sono attesi a breve ulteriori decreto di estensione dell’ambito di applicazione del Green Pass anche al personale scolastico ed ATA, occorre solo attendere per avere chiarezza della reale applicazione dei prossimi decreti.

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