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Inail: l’esposizione a nanomateriali nei luoghi di lavoro

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La sicurezza di nanotecnologie e nanomateriali

Inail ha prodotto un documento nel quale sottolinea che negli ultimi anni le nanotecnologie (NT) ed i nanomateriali (NM) “hanno avuto una diffusione esponenziale” e attualmente le NT “sono annoverate tra le sei tecnologie chiave abilitanti (KETs), considerate strumento fondamentale del programma Horizon 2020 della Commissione europea”.

Tuttavia al di là delle proprietà innovative e delle enormi potenzialità mostrate dai materiali alla nanoscala (dimensioni fino a 100 nanometri), l’attenzione della comunità scientifica si è focalizzata anche “sullo studio degli effetti potenziali sulla salute dell’uomo dell’esposizione a tali NM intenzionalmente prodotti: in particolare con la quantità di NM che a livello industriale comincia ad essere rilevante, i lavoratori dei vari settori potenzialmente interessati risultano essere i principali esposti in ciascuna fase del ciclo di vita del materiale”.

In particolare – continua il documento – “i parametri che possono influenzare la tossicità dei NM, e che quindi devono essere presi in considerazione nello studio dell’esposizione, sono molteplici: la dimensione, la concentrazione in numero e massa, l’area di superficie, lo stato di aggregazione/agglomerazione, la solubilità in acqua e la chimica di superficie”. Parametri che sono influenzati dalle condizioni ambientali e che possono variare nel tempo.

A questo proposito, “sulla base del principio di precauzione”, è stata proposta in letteratura “l’individuazione di valori limite di esposizione occupazionale per alcuni gruppi di NM e la pubblicazione di numerose linee guida sul tema da parte delle principali Istituzioni internazionali”. E negli ultimi anni “è aumentato il numero di studi di monitoraggio dell’esposizione nei luoghi di lavoro finalizzati alla valutazione del rischio”.

Si indica poi che “l’approccio alla gestione del rischio delle sostanze potenzialmente pericolose, per le quali le evidenze tossicologiche disponibili sono limitate, è stato affrontato con l’utilizzo delle tecniche di control banding(CB)”.

In particolare il control banding si basa “sul paradigma universalmente accettato nella valutazione del rischio in cui quest’ultimo è una funzione della severità dell’impatto (esposizione) e della probabilità di accadimento (pericolo). Pericolo ed esposizione sono graduati in differenti livelli (bande) che sono combinati in una matrice, da cui risultano le bande di controllo del rischio corrispondenti”. E nel mondo sono stati sviluppati “differenti approcci di CB applicato ai NM, tra cui in Italia quello sviluppato dall’Inail, nell’ambito del Libro bianco sull’esposizione potenziale a NM ingegnerizzati in ambiente di lavoro”. Parliamo di nanomateriali intenzionalmente prodotti in laboratorio o a livello industriale, detti ‘ingegnerizzati’ in quanto si esclude il particolato esistente in natura e tutto quello che proviene in modo casuale da prodotti dell’uomo.

C’è tuttavia ancora la necessità di incrementare le informazioni attualmente disponibili per l’analisi del rischio, in considerazione che “l’integrazione delle metodologie di analisi quantitativa di monitoraggio dell’esposizione con l’approccio di CB applicato ai NM può rappresentare un valore aggiunto per l’identificazione di misure di prevenzione e protezione adeguate, al fine del miglioramento continuo dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

 

La nascita del progetto Nanolab

Proprio in tale ottica – continua il documento - l’Inail “ha finanziato il Progetto dal titolo “Metodologia di analisi dell’esposizione ai nanomateriali ingegnerizzati integrata alle tecniche di control banding per la gestione del rischio nei luoghi di lavoro” (Nanolab).

È stata anche realizzata una piattaforma web, “basata su un approccio flessibile e modulare, con l’obiettivo di restituire un sistema dinamico che nel tempo possa adattarsi alla crescita delle competenze ed alla varietà delle attività dei soggetti destinatari, implementabile in una fase successiva anche in realtà diverse dai tre casi studio considerati”.

In definitiva la presente pubblicazione rapporto intende illustrare i “risultati principali ottenuti nell’ambito del progetto Nanolab e si articola in una introduzione, cinque capitoli principali ed una sezione conclusiva. Questi i contenuti dei cinque capitoli:

  • il capitolo “Analisi di contesto: letteratura e standard normativi di riferimento” illustra “i risultati dell’analisi preliminare effettuata sulla base della letteratura disponibile e delle esperienze già realizzate in ambito internazionale in tema della gestione del rischio da esposizione a NM, con particolare riferimento alle applicazioni in ambiente di lavoro.  L’obiettivo è quello di mostrare il contesto in cui si inserisce il progetto Nanolab ed evidenziare quale può essere il valore aggiunto della metodologia proposta”;
  • il capitolo “Casi studio e descrizione dei processi” riporta “la descrizione dei tre casi studio di applicazione in contesti di ricerca e sviluppo, realizzati all’interno dei laboratori degli enti partner su differenti tipologie di nano-oggetti: il grafene, materiale con tipica struttura 2-D, i nanofili con struttura 1-D e le nanoparticelle considerate 0-D. Alla descrizione dei materiali è affiancata l’illustrazione delle fasi dei rispettivi processi produttivi che sono oggetto di studio”;
  • il capitolo “Metodologia di analisi e gestione del rischio” introduce “la metodologia sviluppata nell’ambito del progetto Nanolab per l’analisi e la gestione del rischio: questa si basa sulla integrazione delle tecniche di CB e delle misure di esposizione, con la finalità di ridurre il margine di incertezza dell’approccio qualitativo, proponendo un algoritmo decisionale che tiene conto dei risultati quantitativi basati sui dati raccolti durante il monitoraggio nei luoghi di lavoro”;
  • il capitolo “Descrizione e discussione dei risultati” riporta i risultati della metodologia applicata nei tre casi studio selezionati. Il risultato sintetico è riassunto in una etichetta denominata ‘Nanolabel’ a cui sono associate, oltre al livello di rischio stimato con la metodologia Nanolab, anche le misure di controllo, organizzative e le procedure per la gestione del rischio di ciascuna fase dei processi lavorativi oggetto di studio;
  • il capitolo “Indagine sull’uso dei nanomateriali e sul loro sviluppo responsabile in Italia” riporta i dati principali dell’indagine realizzata con l’obiettivo di analizzare l’applicabilità dell’approccio sviluppato anche in altri contesti di ricerca sviluppo e produzione dei NM, per promuovere la creazione di strumenti pratici di supporto alla gestione del rischio”.

[Fonte INAIL]