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Dlgs 231/01 – Un colosso sconosciuto…

Dlgs 231/01: un “mostro” che ha tolto il sonno a più di un amministratore di azienda, ma che è sconosciuto ai più…

Se provate a chiedere a quelli che i giornalisti chiamano, spesso in modo un po’ supponente, “uomini della strada” cos’è il DPR 633/72, molti di essi saranno in grado di dare una risposta, magari tecnicamente non ineccepibile, ma comunque ragionevole: “è il decreto dell’IVA e delle bolle di accompagnamento”. Non c’è da meravigliarsi, non è affatto esagerato definire il DPR 633/72 come rivoluzionario, sia per i privati che per le aziende. Lo stesso aggettivo è sicuramente adatto anche al Dlgs 231/01, anche se pochissimi saprebbero dire di cosa si stia parlando.

In effetti, tale decreto legislativo ha un impatto senz’altro meno dirompente, per non dire nullo, sul “comune” cittadino, ma sicuramente ha introdotto una grande rivoluzione in ambito aziendale dal momento che ha superato il noto principio “Societas delinquere non potest”, un brocardo latino la cui traduzione è “una società non può delinquere”; si tratta di un principio risalente alla seconda metà del XIX sec., la cui paternità è di un penalista tedesco, Franz von Liszt (Das deutsche Reichsstrafrecht).

Prima del Dlgs 231/01, di fatto, la responsabilità penale delle persone giuridiche non esisteva (ricordiamo che, con la locuzione persona giuridica si fa riferimento a una pluralità di persone fisiche e di beni organizzata con lo scopo di conseguire obiettivi leciti e determinati).

La molla che ha modificato questo stato di cose dando il la a una delle più rilevanti novità nell’ambito del diritto penale economico degli ultimi decenni è stato un documento della Comunità Europea, per la precisione la Raccomandazione 18/1988 del Comitato del Consiglio dei Ministri della Comunità Europea. In questo documento, tutti i Paesi Membri sono stati invitati, qualora non fosse già contemplato dal proprio ordinamento giuridico, all’introduzione del principio di responsabilità delle persone giuridiche, a prescindere dalle sanzioni civili.

Il nostro Paese ha dato seguito alla Raccomandazione della Comunità Europea emanando il decreto legislativo sulla responsabilità amministrativa delle imprese nel caso di reati commessi da amministratori, soggetti apicali, manager o dipendenti. In sostanza, oltre alle responsabilità del soggetto che commette un fatto illecito, il decreto ha introdotto la responsabilità, in sede penale, della persona giuridica con la quale tale soggetto ha un rapporto di dipendenza. I destinatari di questa disposizione legislativa sono moltissimi: società per azioni, società a responsabilità limitata, società in nome collettivo, società in accomandita, cooperative, fondazioni, enti economici privati e pubblici, associazioni ecc. Il decreto non riguarda invece le imprese individuali.

Dgls 231/01

Dlgs 231/01 – Reati oggetto della normativa

I reati oggetto della normativa Dlgs 231/01 (costantemente in aggiornamento) sono molti; a titolo esemplificativo ne citiamo alcuni:

  • indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico
  • delitti informatici e trattamento illecito dei dati
  • delitti di criminalità organizzata
  • concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione
  • delitti contro l’industria e il commercio
  • reati societari
  • delitti contro la personalità individuale
  • delitti in materia di violazione del diritto d’autore
  • ecc.

Le sanzioni derivanti da questi reati sono di vario tipo (pecuniarie, interdittive ecc.), senza contare il danno d’immagine per l’impresa; com’è noto, infatti, le sentenze di condanna sono rese pubbliche.

Cosa può fare l’azienda?

Allo scopo di salvaguardare le società e gli enti da eventuali reati previsti dal Dlgs 231/01 commessi da dipendenti, amministratori ecc. dell’azienda, è nato il cosiddetto Modello Organizzativo 231 (noto anche come Modello di Organizzazione e Gestione; di seguito solo modello 231); in esso sono elencate regole di comportamento e di altro tipo, linee guida, procedure di controllo, modulistiche da utilizzare, modus operandi ecc. che il personale aziendale deve conoscere e adottare e che hanno lo scopo di contrastare la commissione di reato da parte di un dipendente dell’azienda. Di fatto, il modello 231 ha finalità sia preventive sia di indirizzo.

Come facilmente si può intuire, realizzare un modello del genere è tutt’altro che banale e, vista la posta in gioco, è consigliabile affidarsi a personale esperto e molto preparato.

Un modello 231 ben concepito e strutturato, comunque, è in grado di minimizzare le probabilità che un’azienda sia costretta a rispondere di illeciti commessi da dipendenti aziendali.

L’ente, infatti, può risultare esente da responsabilità qualora sia in grado di dimostrare alcune condizioni, in particolare l’adozione e l’attuazione di modelli 231 relativi a organizzazione, gestione, controllo, presenza di un organo interno di vigilanza.

Ovviamente, ogni ente fa storia a sé e, conseguentemente, ogni modello deve essere tarato “su misura” per ogni realtà aziendale; ogni impresa, infatti, ha caratteristiche che variano a seconda del tipo di attività, del contesto in cui si trova a operare, del numero di dipendenti ecc.

Modello 231: non obbligatorio… ma necessario

È opportuno chiarire che il modello 231 non è obbligatorio; non esiste, infatti, al momento, una norma di legge che ne abbia sancito l’obbligatoria adozione. Se però ci è consentito di giocare un po’ con le parole, si può sicuramente affermare che pur non essendo obbligatorio, è certamente necessario per centrare una perfetta compliance aziendale.

A tale scopo ci sentiamo di suggerire a tutte le realtà interessate di affidarsi a consulenti aggiornati e di provata esperienza e serietà. Come detto predisporre un modello 231 ineccepibile non è un compito può lasciar spazio all’improvvisazione e all’approssimazione. La realtà aziendale deve essere sviscerata nei minimi dettagli, in modo da rendere il modello praticamente inattaccabile. Ovviamente sarà necessario anche predisporre corsi che permettano al personale di conoscere e applicare quanto richiesto dal modello.

In quest’ottica diventa fondamentale anche il concetto di aggiornamento (sia del personale che del modello) dal momento che le normative che riguardano gli enti sono in continua evoluzione e, conseguentemente, sono spesso richiesti aggiornamenti dei regolamenti interni e delle linee guida aziendali; senza poi contare che determinate modifiche potrebbero essere rese necessarie anche da cambiamenti avvenuti internamente all’ente.

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