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Formazione a distanza

Parliamo di formazione a distanza.

Dietro ogni problema c’è un’opportunità; questa celebre espressione è una massima spesso attribuita a Galileo Galilei; in realtà, non esistono prove inconfutabili che il grande scienziato e filosofo pisano l’abbia mai pronunciata. Ma, a prescindere dalla veridicità o no di tale attribuzione, il valore della frase rimane immutato: è, non c’è dubbio, un invito a non arrendersi di fronte alle difficoltà, ad aprire la propria mente per cercare di comprendere quello che di buono si può trarre da un evento negativo e sviluppare quindi, ricorrendo a un termine mutuato dall’ingegneria, la propria resilienza, ovvero la capacità di affrontare e superare gli eventi negativi della vita.

La pandemia da Coronavirus, iniziata nel 2020, ha costretto praticamente tutti a fare i conti con cambiamenti di enorme portata nei vari ambiti della propria vita: sociale, scolastico, lavorativo… Il prezzo pagato è stato elevatissimo e, se vogliamo dare un senso a tutto questo, è necessario cercare di cogliere quelle opportunità che si nascondono dietro un problema che ha sconvolto, a vari livelli, le vite di noi tutti.

Lo smart working, per esempio, è una di queste opportunità; impensabile per molte aziende solo fino a pochi anni fa, è visto oggi da molti come un’interessantissima possibilità per un numero non indifferente di imprese, più o meno grandi.

In quest’ottica possiamo vedere sotto una luce nuova anche una realtà che esiste da tempo ma che, forse, è sempre stata sottostimata: la formazione a distanza, una tecnica formativa che qualcuno considera, adesso che ci troviamo nel terzo millennio, una formidabile “palestra” per sviluppare qualità e capacità che saranno sempre più indispensabili in un mondo la cui velocità di clock è sempre più elevata.

Formazione a distanza

Formazione a distanza: definizione, cenni storici e problematiche

Se cerchiamo in Rete la definizione di formazione a distanza, ne troveremo decine, più o meno complesse ed esaustive; cercando di essere il più possibile stringati, senza perdersi in un mare di puntualizzazioni, possiamo affermare che con tale espressione si fa riferimento a un tipo di attività formativa che si caratterizza per il fatto che l’insegnante (docente) e lo studente (discente) non si trovano nello stesso luogo. In altri termini, nella formazione a distanza, gli insegnanti e gli studenti non si trovano riuniti fisicamente in una determinata aula, ma si interfacciano con mezzi che possono essere di vario tipo; oggi, tipicamente, il contatto è effettuato tramite video-conferenza, anche se questa è solo una delle tante possibilità.

La formazione a distanza non è certamente un’invenzione recente; documentandosi in Rete si può infatti facilmente scoprire che, già a partire dalla prima metà del XIX sec., alcune persone si istruivano per corrispondenza; certo, si trattava di un privilegio riservato a pochi. Pian piano, poi, le cose si sono decisamente evolute.

Forse i non più giovanissimi ricorderanno l’incessante pubblicità che negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso veniva fatta alla Scuola Radio Elettra, una realtà che, partita praticamente dal nulla, ha formato a distanza, per corrispondenza, più di un milione e mezzo di tecnici specializzati arrivando ad avere, nel momento del suo massimo splendore, più di 150 dipendenti, senza contare i consulenti esterni.

E che dire della celeberrima trasmissione televisiva degli anni ‘60 Non è mai troppo tardi condotta dal maestro Alberto Manzi? Fu una sorta di didattica a distanza ante litteram in grado di ridurre notevolmente il tasso di analfabetismo nel nostro Paese. Furono moltissimi gli adulti che non avendo potuto, per i più svariati motivi, ricevere l’istruzione in età scolare, impararono, grazie all’azzeccatissimo programma RAI, a leggere e a scrivere.

Adesso le cose sono estremamente cambiate e gli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione offrono possibilità che, fino a pochi decenni fa, erano impensabili.

Ciononostante, la formazione a distanza, malgrado i grandi passi avanti degli ultimi anni, sembra ancora, per certi versi, avere il freno a mano tirato; è, sostanzialmente, un mezzo dal potenziale enorme che però è sfruttato soltanto in minima parte.

Le responsabilità sono molteplici; per un’efficace formazione a distanza occorrono infatti infrastrutture adeguate e, purtroppo, non in tutto il nostro Paese le connessioni Internet raggiungono standard qualitativi degni di uno Stato che fa parte del G7. Ne sono testimoni le grandi difficoltà della didattica a distanza che, in questo periodo di pandemia, si sono avute in alcune regioni italiane, difficoltà che, ancora una volta, hanno messo a nudo il gap tecnologico che, di fatto, divide in due la nostra nazione. Vediamo qualche numero.

I dati dell’indice DESI, Digital Economy and Society Index, quali con i quali si può dare una valutazione dello stato di salute digitale dei Paesi della UE dipingono, per quanto riguarda l’Italia, una situazione che non è esagerato definire tragica: ci troviamo al 25esimo posto su 28 Paesi. Per la cronaca, l’indice DESI valuta 5 fattori: connettività, capitale umano dedicato al digitale, uso di servizi web da parte dei cittadini, integrazione con le tecnologie digitali e servizi pubblici digitali.

Tornando alla didattica a distanza; un recente rapporto AGCOM ha mostrato che la connettività delle scuole è a livelli critici: soltanto il 23% delle scuole secondarie di secondo grado, l’11,2% delle scuole di primo grado e il 9% delle scuole primarie hanno una connessione ad almeno 30 Mbps, ampiezza che non sempre consente tempi di risposta particolarmente rapidi.

In un comunicato stampa del dicembre 2019 l’ISTAT rimarcava il fatto che la connessione a banda larga era disponibile in poco meno del 75% delle famiglie; interessante (o meglio, preoccupante) il fatto che soltanto il 34% delle famiglie composte esclusivamente da over 65 disponga di un collegamento di tale tipo.

La strada da fare per una digitalizzazione del Paese sembra quindi ancora molto lunga e piena di difficoltà.

Ma non sono solo gli aspetti tecnologici che sono perfettibili; si deve onestamente ammettere che molti italiani hanno ancora una certa idiosincrasia verso tutto ciò che riguarda la Rete, i computer, gli smartphone ecc.; in Italia, incredibilmente, c’è ancora una certa diffidenza verso l’informatica e i suoi mezzi. Questo riguarda soprattutto gli over 50, anche se non mancano persone più giovani che hanno una certa ritrosia all’utilizzo di mezzi digitali.

Non è certo un caso che in Italia il fenomeno del phishing (truffe informatiche) dilaghi: se non si è un minimo acculturati dal punto di vista informatico è piuttosto facile cadere vittime di frodi online.

Gli ultimi dati mostrano che, analizzando la fascia che va dai 16 ai 74 anni, soltanto il 56% degli italiani ha competenze digitali adeguate. Se si considera che uno studio dell’Unione Europea afferma che, in un futuro non molto lontano, 9 lavori su 10 richiederanno competenze digitali adeguate, non è che al momento si possa essere particolarmente ottimisti…

Diventa fondamentale, anche per le varie realtà aziendali, che il personale sia reso sempre più acculturato dal punto di vista digitale; oltre a fornire ai propri dipendenti strumenti tecnologici e software adeguati è necessario puntare sulla formazione, in modo da incrementare le capacità del personale relativamente alla conoscenza del web, alla corretta gestione delle comunicazioni digitali, alla cura dei dati sensibili e della sicurezza ecc.

Un’adeguata cultura digitale consentirà al personale di incrementare la propria capacità di risolvere problematiche e difficoltà relative a software e piattaforme online con inevitabili ripercussioni positive sulla produttività e sulla redditività dell’impresa.

E-learning

Formazione a distanza – Cosa c’è attualmente a disposizione

La formazione a distanza online (genericamente detta e-learning) può contare su diversi mezzi; il mercato, infatti, offre attualmente varie opportunità.

Per molti corsi fruibili online è sufficiente avere a disposizione un pc e una connessione Internet a banda larga.

Dopo che ci si è iscritti a un determinato corso si possono ottenere, tramite la procedura del download, i vari materiali che serviranno per la preparazione; oltre al materiale da consultare negli orari che ci sono più consoni, possono esserci lezioni in diretta e/o videolezioni pre-registrate.

Una volta seguito il percorso di studio proposto, lo studente dovrà sottoporsi a un test finale; superato questo esame, avrà diritto a un attestato di frequenza del corso che potrà essere utilizzato per vari scopi (ottenimento di punti per determinate graduatorie, arricchimento del proprio curriculum vitae, necessità lavorative ecc.).

Come detto, questo tipo di formazione a distanza è effettuato tramite pc, anche se esistono corsi molto brevi progettati per essere seguiti tramite smartphone; in questo caso si parla di microlearning; una modalità formativa generalmente utilizzata per la formazione aziendale e che si caratterizza per la brevità dei corsi (5-10 minuti; mai più di 20).

Da tempo, inoltre, stanno nascendo piattaforme per la formazione a distanza sempre più avanzate; più specificamente si parla LMS, acronimo di Learning Management System; si tratta di piattaforme che consentono di erogare corsi di e-learning, gestire le iscrizioni degli studenti, tracciare le varie attività effettuate online, monitorare i progressi dei partecipanti ecc. Solo a mo’ di esempio si possono citare Moodle, la più famosa piattaforma opensource utilizzata per la formazione a distanza dai più grandi atenei universitari di tutto il mondo, Antea di Talent Garden, Lacerba.io, Skilla ecc.

È in continua crescita anche il numero di aziende che ricorrono a questi mezzi per la formazione e gli aggiornamenti del proprio personale.

I vantaggi della formazione a distanza, soprattutto in ambito aziendale, non sono affatto trascurabili. Si possono evitare lunghe e costose trasferte; si possono ottimizzare i tempi, si hanno costi ridotti rispetto a quelli dei corsi da effettuare in ambienti diversi dal proprio luogo di lavoro ecc.

L’aspetto forse più negativo è che l’interazione studenti-docente risulta sicuramente più “fredda” rispetto a quella che si avrebbe trovandosi insieme nella stessa aula.

Si tratta in questo caso di un limite puramente tecnologico e strutturale che sarà progressivamente superato dall’adozione di tecnologie di virtualizzazione dell’aula per mezzo delle quali sarà possibile anche “ri-creare” l’interazione fra discenti nonché una interazione più “stretta” fra discente e docente.

Si deve poi tenere conto che non tutti i corsi possono essere organizzati a distanza; esistono infatti professioni o materie che richiedono, per loro natura, la presenza fisica di studente e docente nel medesimo luogo.

Formazione a distanza e sicurezza sul lavoro

Uno dei campi in cui la formazione a distanza è maggiormente impiegata è quello della sicurezza sul lavoro.

Negli ultimi anni, il tema della sicurezza sul lavoro ha, doverosamente, acquisito una crescente importanza e sono diversi gli obblighi a cui le aziende devono ottemperare a tale riguardo. Lavoratori, dirigenti, impiegati, datori di lavoro hanno precise responsabilità riguardo alla sicurezza in ambito lavorativo sia relativamente alla formazione, sia per quanto concerne l’aggiornamento professionale.

Adesso, grazie alla formazione a distanza, i vari corsi (nei primi anni visti come un’obbligatoria seccatura che costava all’azienda molte ore di forza lavoro, anche a causa delle necessarie trasferte del personale per recarsi nelle aule di fruizione), oltre a essere meno costosi, possono essere seguiti ottimizzando al massimo i tempi, con conseguente duplice risparmio.

Conclusioni

La formazione a distanza rappresenta un’opportunità che sarebbe molto miope non sfruttare nel migliore dei modi; è innegabile che, a fronte di pochi e gestibili svantaggi, i pro sono decisamente più numerosi; in un mondo in cui le ore non bastano mai, soprattutto quelle dedicate a noi stessi, avere la possibilità di risparmiare del tempo è sicuramente un plus che non può che aiutarci a migliorare la qualità della propria vita.

È probabile, e sperabile, che parte delle risorse del tanto discusso e agognato Recovery Plan siano destinate a colmare il gap informatico che la nostra nazione ha nei confronti di molti altri Paesi, europei e no. Sarebbe, per esempio, decisamente auspicabile che si potessero istituire in tutta Italia corsi per l’alfabetizzazione informatica della popolazione over 50; come appunto diceva Manzi, non è mai troppo tardi…

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